lunedì 22 ottobre 2012

Essere vittime di persecuzioni o pressioni Stalking Diventato un reato, oggi tutela le vittime


Essere vittime di persecuzioni o pressioniStalking
Diventato un reato, oggi tutela le vittime
di Arianna David


Quello che le Donne non dicono, una delle più belle canzoni che sia mai stata scritta per noi, autore il cantante Enrico Ruggeri.
Ho voluto iniziare così l' argomento che sto per trattare perchè è un'argomento non facile e che purtroppo riguarda la maggior parte delle persone che in questo momento mi stanno leggendo.
L'argomento ha un nome, STALKING.
Questa parola inglese che può sembrare quasi COOL, invece nasconde nel suo significato una delle cose più pesanti che la nostra società stà vivendo oggi e che nella maggior parte dei casi riguarda appunto noi DONNE.
La persecuzione, la privazione della propria libertà, la paura di uscire da casa da sole, di rispondere al telefono o di rincasare la notte dopo una cena tra amici, con la paura che l'OMBRA , ci possa colpire da un momento all' altro.
Nella maggior parte dei casi lo STALKING viene perpetrato da persone a noi familiari, un ex marito un ex fidanzato un pazzo e la maggior parte delle volte purtroppo non c'è sempre un lieto fine.
Ci viene suggerito di sporgere denuncia, ma poi, quando l'OMBRA è davanti a noi chi ci salva?
Questo argomento riguarda anche me in prima persona visto che io di STALKER accertati ne ho ben ventidue. Da prassi ho sempre sporto denuncia ai Carabinieri, per le continue telefonate notturne e diurne da non so chi, tra minacce, videochiamate oscene e inseguimenti in autostrada.
Ho vissuto e vivo ora molto meno nella paura di essere colpita dall'OMBRA e di non essere in grado di difendermi. Ho paura...questo basta a far capire che stato d 'animo uno prova.
Dopo due anni di indagini seguite dal Mar. DELFINO e vari avvocati è iniziato il processo ai primi due STALKER che ovviamente non si sono presentati, ma la strada è ancora molto lunga visto i tempi che ci impiega la giustizia italiana. Però voglio anche dire che dopo due anni le telefonate non ci sono più state, e nemmeno minacce nè quant' altro ne consegue.
Mi chiedo del perchè queste situazioni le dobbiamo vivere NOI DONNE, noi così indifese noi così immense, noi cosi deboli, perchè queste OMBRE devono renderci la vita invivibile, impossibile?
Perchè dobbiamo rischiare la vita se vogliamo lasciare un marito, un fidanzato, o se semplicemente ci ribelliamo? Ma chi siete voi OMBRE? Dei mostri, senza aggiungere altri aggettivi. Noi donne siamo siamo stupende, delicate, forti e allo stesso tempo il vostro bersaglio, voi che non sapete gestire le vostre emozioni tramutandole in rabbia, raptus.
Ho cercato di proteggermi da sola dopo le denunce. Ad esempio quando rincasavo la notte
tenevo sempre in mano il cellulare con il numero pronto del Maresciallo DELFINO che sta seguendo le indagini. Si può vivere così?
Ora finalmente, e ci tengo moltissimo a parlarne, perchè credo sia una cosa molto importante, ho tra le mani un LOCALIZZATORE TASCABILE. Vi chiederete cos'è?
E' un piccolo apparecchio tascabile che monitorizza ogni nostro spostamento attraverso il satellite, come il satellitare della macchina.
In caso di aggressione si schiaccia un pulsante posto sopra l'apparecchio che è collegato con la centrale operativa della società che gestisce il sistema e loro che sanno dove sei ti chiamano immediatamente e se non rispondi nel giro di pochissimi minuti hai le forze dell ordine sul posto dell'aggressione.
Questo apparecchio è utile anche contro i sequestri. Ottimo per anziani o bambini.
E' piccolo lo tengo in tasca e ora quando esco sono più tranquilla. Di sicuro mi fa sentire molto più sicura di me
BENE credo di essere arrivata alla conclusione e ci tengo a dirvi a tutte voi..che ce la possiamo fare! Non arrendiamoci mai, perchè l OMBRA si può sconfiggere.


SCHEDA 1
Stalking (IPA['stɔːkɪŋ]) è un termine inglese che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, perseguitandola e generandole stati diansia paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.. Questo tipo di condotta è penalmente rilevante in molti ordinamenti; in quello italiano la fattispecie è rubricata come atti persecutori (articolo 612 bis del Codice penale), riprendendo una delle diverse locuzioni con le quali è tradotto il terminestalking. Il fenomeno è anche chiamato sindrome del molestatore assillante.
Il termine inglese stalking, suggerito dalla letteratura scientifica specializzata anglofona in tema di molestie assillanti, intende un insieme di comportamenti molesti e continui, costituiti da ininterrotti appostamenti nei pressi del domicilio o degli ambienti comunemente frequentati dalla vittima, ulteriormente reiterati da intrusioni nella sua vita privata alla ricerca di un contatto personale per mezzo di pedinamenti, telefonate oscene o indesiderate.
Include, inoltre, l'invio di lettere, biglietti, posta elettronicaSMS e oggetti non richiesti; più difficile è l'attribuzione del reato di stalking a messaggi indesiderati di tipo affettuoso - specie da parte di ex-partner o amici - che può variare a seconda dei casi personali. Oppure producendo scritte sui muri o atti vandalici con il danneggiamento di beni, in modo persistente e ossessivo, in un crescendo culminante in minacce, scritte e verbali, degenerando talvolta in aggressioni fisiche con il ferimento od, addirittura, l'uccisionedella vittima. Tutto ciò, o parte di esso se compiuto in modo persistente e tenace in modo da indurre anche solo paura e malessere psicologico o fisico nella vittima, sono atti persecutori, e chi li attua è un persecutore: un soggetto che commette un atto criminale, in alcuni Paesi punito come tale dalla legge. Si differenzia dalla semplice molestia per l'intensità, la frequenza e la durata della variegata congerie comportamentale.
Da un punto di vista etimologico, il termine stalk è variamente traducibile nella nostra lingua come "caccia in appostamento", "caccia furtiva", "pedinamento furtivo", "avvicinarsi furtivamente", "avvicinarsi di soppiatto" (a selvaggina o nemici). La parola stalker è traducibile come "cacciatore all'agguato", "chi avanza furtivamente". Questi termini non chiariscono sufficientemente il significato anglosassone che è dato agli stalker che pedinano la vittima per scopi puramente molesti. Il verbo to stalk è altrettanto traducibile col significato di "inseguire furtivamente la preda" e deriva dal linguaggio tecnico-gergale venatori. Letteralmente stalking significa "fare la posta", "inseguimento".
Non esiste una definizione generalmente accettata di stalking, ma così come enunciato da studiosi delle molestie assillanti di lingua anglofona è comunque colui che si "apposta", che "insegue", che "pedina e controlla" la propria vittima. Il termine "inseguimento" è quello più largamente usato e tradotto. Quest'ultima definizione sembra la più vicina al comportamento tipico del molestatore assillante che è, infatti, quello di seguire la vittima nei suoi movimenti per poi intromettersi nella sua vita privata. Un'altra traduzione molto usata di "stalking" è "persecuzione", così come lo stalker è chiamato "persecutore" e la vittima "perseguitato"
Nel lessico accademico si ricorre a differenti definizioni scientifiche. I termini recentemente impiegati in varie lingue, per coprire l'area semantica dell'intrusione relazionale ripetuta e assillante, sono numerosi e appartengono a vari contesti come quello criminologicopsichiatricopsicologico e legislativo.
Nella lingua inglese oltre a stalking sono usati i termini obsessional harassmentcriminal harassmentobsessional followingobsessional relational intrusion; nell'italiana, greca e francese: molestie assillanti, dioxisharcèlement du trosième type, etc.. Nella disamina della letteratura corrente il termine harassment è molto spesso ricorrente; deriva dal verbo to harass, col significato di "tormentare", "molestare", "opprimere". harassment criminale è difatti il reato della molestia e della persecuzioni sanzionato nei Paesi delcommon law.


SCHEDA 2
CRIMINOGENESI : Il persecutore o stalker può essere un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega, un ex-compagno o ex-compagna che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qualche torto subito. In altri casi ci si trova, invece, davanti a persone con problemi di interazione sociale, che agiscono in questo modo con l'intento di stabilire una relazione sentimentale imponendo la propria presenza e insistendo anche nei casi in cui si sia ricevuta una chiara risposta negativa(vedi infra). Meno frequente il caso di individui affetti da disturbi mentali, per i quali l'atteggiamento persecutorio ha origine dalla convinzione di avere effettivamente una relazione con l'altra persona. Questi soggetti manifestano cioè sintomi di perdita del contatto con la realtà e sette volte su dieci hanno un’organizzazione di personalità borderline[8]. Solitamente questi comportamenti si protraggono per mesi o anni, il che mette in luce l'anormalità di questo genere di condotte.
Il "Centro Presunti Autori – Unità Analisi Psico Comportamentale dell'Osservatorio Nazionale sullo Stalking" (CPA), un'organizzazione italiana che segue il fenomeno, ha proposto un profilo del presunto autore e una descrizione delle condotte riferibili allo stalking, o meglio un identikit psico-comportamentale, con il presupposto che qualsiasi categorizzazione può risultare riduttiva dell’unicità e irripetibilità della persona. Secondo la CPA, oltre il 50% degli persecutori ha vissuto almeno una volta nella vita l'abbandono, la separazione o il lutto di una persona cara che non è riuscito a razionalizzare.
In base a una ricerca a campione (5%) svolta dall'Istituto di ricerca psicosociale sulla popolazione di pre-adolescenti e adolescenti, circa 800 individui di entrambi i sessi dai 13 ai 17 anni hanno soddisfatto i possibili predittori di future condotte persecutorie e violente.
Secondo gli studi della Sezione Atti persecutori del Reparto Analisi Criminologiche dei Carabinieri, gli stalker potrebbero inquadrarsi (a stretti, pragmatici fini di polizia) in cinque tipologie:
  • il "risentito", caratterizzato da rancori per traumi affettivi ricevuti da altri a suo avviso ingiustamente (tipicamente un ex-partner di una relazione sentimentale);
  • il "bisognoso d'affetto", desideroso di convertire a relazione sentimentale un ordinario rapporto della quotidianità; insiste e fa pressione nella convinzione che prima o poi l'oggetto delle sue attenzioni si convincerà;
  • il "corteggiatore incompetente", che opera stalking in genere di breve durata, risulta opprimente e invadente principalmente per "ignoranza" delle modalità relazionali, dunque arreca un fastidio praticamente preterintenzionale;
  • il "respinto", rifiutato dalla vittima, caratterizzato dal voler contemporaneamente vendicarsi dell'affronto costituito dal rifiuto e insieme riprovare ad allestire una relazione con la vittima stessa;
  • il "predatore", il cui obiettivo è di natura essenzialmente sessuale, trae eccitazione dal riferire le sue mire a vittime che può rendere oggetto di caccia e possedere dopo avergli incusso paura; è una tipologia spesso riguardante voyeur e pedofili.