mercoledì 13 febbraio 2013

Le Sigarette Elettroniche Boom di vendite. Ma funziona?

Il Super Business del 2013
Le Sigarette Elettroniche
Boom di vendite. Ma funziona?
a cura di Tommaso Torri


È stato uno degli oggetti più acquistati e regalati dello scorso Natale quando, in pochissimi giorni, ogni città italiana ha visto spuntare come funghi i negozi che le vendevano. Di pari passo si è scatenata una campagna pro o contro e, su tutti i media, si è iniziato a parlare del fenomeno legato alle sigarette elettroniche. Il funzionamento di queste apparecchiature è abbastanza semplice: quando l'utilizzatore inala attraverso il filtro, il flusso d'aria viene individuato da un sensore presente nella batteria che cosi viene attivata. Questa una volta attivata alimenta il vaporizzatore (cartomizzatore) che riscalda la soluzione liquida, contenuta in una cartuccia presente nel "filtro" o in un apposito serbatoio, denominato "Tank", che provvede a inumidire un avvolgimento ad archetto presente sulla sommità del cartomizzatore stesso. Il vapore generato viene cosi inalato dall'utilizzatore, che ne trarrà la sensazione anche visiva di fumare una sigaretta di tabacco. Nei liquidi utilizzati per “caricare” la sigaretta elettronica, oltre a vari aromi alimentari, è presente anche della nicotina che dovrebbe fornire al fumatore la stessa quantità che assorbe con una normale “bionda”. L’e-cigarette, inoltre, viene pubblicizzata come uno dei sistemi più validi attualmente sul mercato per cercare di liberarsi dal vizio del fumo. L'obiettivo della sigaretta elettronica è quello di "imitare" una sigaretta dando al fumatore delle sensazioni simili a quelle che ha con le sigarette tradizionali, e in teoria non dovrebbe avere pericoli per la salute dal momento che non avrebbe le 4800 sostanze chimiche diverse, di cui 69 cancerogene, presenti in una sigaretta tradizionale. Il prezzo varia naturalmente in base al modello e del produttore: negli Stati Uniti si possono spendere dai 60 ai 150 dollari, mentre in Italia la spesa media può variare dai 20 ai 100 euro, per quanto riguarda le sigarette elettroniche che si trovano in farmacia (senza nicotina) e nei rivenditori specializzati dove si trovano anche i vari liquidi con un contenuto variabile di nicotina. 

Il Ministero della Salute ha spiegato che “non si possono escludere effetti dannosi per la salute umana, in particolare per i consumatori in giovane età”. Il punto principale riguarda la possibile pericolosità del vapore inalato. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha detto inoltre che non è ancora possibile stabilire scientificamente se questi dispositivi siano realmente efficaci per smettere di fumare e, a oggi, non ci sono elementi per stabilire la sicurezza del loro utilizzo. Nel febbraio del 2010 il ministero della Salute ha stabilito che tutti i prodotti devono comunque essere etichettati e indicare la concentrazione della nicotina, che rimane comunque un vasocostrittore. È stato dimostrato però che le sigarette “normali” contengono circa 4mila sostanze, tra cui diverse cancerogene e tossiche, anche se, per quanto riguarda le sigarette elettroniche, non ci sono studi che abbiano chiarito se e quanto faccia male il vapore inalato nei polmoni nel lungo periodo. In Italia l’uso delle sigarette elettroniche non è regolamentato in maniera chiara e univoca, a parte il fatto che sono vietate ai minori di 16 anni. In Italia l’uso è vietato in maniera specifica soltanto sui treni (in base a un regolamento autonomo) e a livello mondiale su tutti i voli aerei, con un’unica eccezione: dal 2009 Ryanair consente di fumare le sigarette elettroniche ma solo quelle vendute da loro, che non fanno fumo e non hanno la batteria. Per quanto riguarda i cinema non esiste un divieto ufficiale. Lo stesso vale per i ristoranti, i bar e le discoteche. A dicembre era stato proposto un emendamento al decreto legge sviluppo per stabilire il monopolio della vendita delle sigarette elettroniche soltanto nelle tabaccherie e nelle farmacie, ma dopo la discussione parlamentare l’emendamento non è passato. Al momento, quindi, la compravendita è libera, anche per quanto riguarda i contenitori di nicotina. I dubbi sul funzionamento e sulla reale efficacia della e-cigarette per smettere di fumare ci sono anche se, come riportano le ultime notizie delle cronaca, molti tabaccai hanno rilevato un crollo delle vendite di sigarette normali in concomitanza con il boom delle nuove apparecchiature.

Con l’arrivo delle nuove sigarette sono partiti anche i primi sequestri da parte dei carabinieri del Nas che, in varie città italiane, hanno scoperto ingenti quantitativi di ricariche a base di nicotina e di parti dell’e-cigarette non a norma. La principale violazione contestata dai militari dell’Arma riguarda l’etichettatura inadeguata, in particolare per l’assenza di istruzioni in italiano e l’assenza del numero di telefono del responsabile dell’immissione in commercio del prodotto, classificato come pericoloso. La nicotina sintetica liquida sarebbe estremamente pericolosa (venefica) nei casi di ingestione o contatto con la pelle per cui la manipolazione del prodotto, ad esempio nel momento della ricarica di una sigaretta elettronica, è un momento critico per il quale è sempre consigliabile l’utilizzo di guanti protettivi in lattice, così come viene riportato nelle etichette di tali liquidi. Le problematiche relative alle sigarette elettroniche si riferiscono all’assenza della marchiatura CE che garantisce la qualità costruttiva della stesse, mentre le irregolarità riscontrate sulle etichette dei liquidi concernono i “consigli di prudenza” obbligatori, spesso mancanti, le “frasi di rischio” necessarie e non riportate, le dimensioni dei “pittogrammi di pericolo”, normalmente risultate inferiori a quelle prescritte dalla normativa vigente.  

A questo punto è molto difficile trarre una conclusione certa sulla reale efficacia e sicurezza delle sigarette elettroniche anche perché, come quasi tutte le cose, i pareri sono più che discordanti. Tra chi le sta utilizzando ci sono vari pareri: da chi sostiene di aver smesso col tabacco normale per sempre a chi, dopo nemmeno una settimana, l’ha buttata nel cassetto. L’unica cosa certa è che, al momento, è un vero e proprio business per i venditori dal momento che, in Italia, si stima che questo sia un mercato da 400 milioni di euro e che, entro i prossimi due anni, possa arrivare a un milione di euro.