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lunedì 4 ottobre 2010

CONSIGLI PER LA MENTE del Dott. Andrea Ronconi ( Slide 5 )

Caro Dottore, sono un ragazzo di 24 anni e dopo aver fatto l’amore per la prima volta - a 18 anni - ho avuto una serie di defaillance. Da allora uso farmaci per non vivere nell’incertezza delle mie capacità sessuali e per aiutarmi. Sentivo di tanti altri ragazzi che li usavano con risultati notevoli e allora ho continuato a prenderli, anche perché sembra quasi una moda. C’è gente che li compra su internet, ormai si possono anche trovare al bar, in disco e in palestra senza ricetta medica. Poi, una volta è successo che per vari motivi mi son trovato senza e non ha funzionato, così sono sprofondato nella vergogna e nella paura di non essere normale. Allora mi sono rivolto al mio medico di base e poi all’andrologo che mi ha detto che era tutto a posto, che in realtà la mia situazione era dovuta a cause emotive e che avrei potuto consultare uno psicosessuologo per superare la mia insicurezza. Secondo lei, cosa mi è successo?


RISPOSTA : Caro lettore, purtroppo richieste simili alla sua sono sempre in aumento perché, da quando sono uscite le famose pasticche di color blu a forma di diamante e poi quelle gialle a forma di goccia (i cosiddetti “inibitori della fosfodiesterasi 5”), i comportamenti sessuali dei giovani sono cambiati notevolmente. La reperibilità di questi medicinali è facilitata dal moltiplicarsi dei canali più o meno legali di distribuzione e vendita e il fenomeno è diventato di portata sociale. L’uso di questi farmaci diventa un abuso quando, in assenza di disturbi di natura fisiologica o medica, vi si ricorre come “autoterapia” per superare le proprie ansie o per voler eccedere nella prestazione, nel “successo”. In realtà, l’impiego improprio di questi farmaci rinforza esattamente quell’insicurezza che ne aveva motivato il primo utilizzo. E succede inevitabilmente che l’ansia di prestazione aumenti nel momento in cui, per un motivo o per l’altro, per scelta o per caso, ci si ritrova senza la pillola “magica”, blu o gialla che sia. Innanzitutto c’è da dire che sono farmaci e non caramelle, quindi è opportuno rivolgersi al medico di fiducia per farseli prescrivere. L’andrologo da cui è andato le ha suggerito di rivolgersi a uno psicosessuologo specializzato dopo aver escluso la causa organica del suo disagio sessuale. Nella sua mail, lei mi chiede cosa le sia successo. Posso dirle che lei, prendendo in quel modo quei farmaci, si è abituato a evitare di affrontare e risolvere con le sue stesse risorse le sue ansie da prestazione sessuale e di conseguenza non ha potuto sviluppare una genuina sicurezza nella sua sessualità. All’inizio le sarà sembrato che tutto funzionasse bene ma con il passare del tempo ha constatato che la propria sicurezza non poteva “assumerla dall’esterno” con una pillola e dopo tutti quegli anni lei si ritrovava esattamente al problema di partenza. Anzi l’uso non monitorato di quei farmaci, quindi il loro abuso e dipendenza psicologica, hanno sortito a livello emotivo un effetto iatrogeno cioè generatore di problematiche nuove, inesistenti prima di iniziare a prendere i farmaci: continue preoccupazioni di reperire le pillole per tempo e prima che si prospetti l’occasione di fare l’amore, altrimenti s’impone la rinuncia. Ci sono uomini che senza pillole in tasca evitano di uscire con una ragazza. Quindi da normali diventano “dopati e dipendenti”. Questa insicurezza sessuale influenza la prospettiva relazionale e condiziona la profondità affettiva inibendo, di fatto, la socializzazione con l’altro sesso e lo sviluppo di un rapporto durevole e maturo. La psicoterapia, condotta da uno psicosessuologo specializzato, può aiutare a sviluppare la fiducia legata alla propria sessualità e a solidificarla nel tempo promuovendo così prestazioni soddisfacenti per entrambi i partner. Chi vive un disagio sessuale di natura emotiva e relazionale e per questo abusa di farmaci può essere aiutato dalla collaborazione dello psicosessuologo e dell’andrologo. L’intervento integrato spesso ha i maggiori vantaggi nel miglioramento della vita sessuale di queste persone. Altre volte può essere sufficiente un percorso psicosessuologico a interrompere, senza l’uso di alcun farmaco, quel circolo vizioso che ha inizio con la perdita dell’erezione e si rinforza con l’ansia e i sentimenti depressivi, stati emotivi che finiscono per diventare allo stesso tempo causa ed effetto del disagio sessuale. La durata di un trattamento delle difficoltà erettili dovute a fattori di natura psicologica e non organica (la cosiddetta impotenza psicogena) può variare da paziente a paziente, ma solitamente si risolve in pochi mesi. Nella psicoterapia rimane centrale il ri-dimensionamento delle aspettative mitiche (e purtroppo sempre più socialmente condivise) di un pene che deve essere a tutti i costi sempre pronto e capace di prestazioni super-normali. Imparare a comunicare e relazionarsi con tutti nostri limiti è un altro obbiettivo importante per vivere al meglio la sessualità.