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martedì 5 maggio 2015

La prima "diva" d'Italia Virginia Marini

Viaggio nel mondo dei ricordi

La prima "diva" d'Italia Virginia Marini
Rubò il cuore a Gabriele d'Annunzio

a cura di Fabio Buffa - Slide

Il mondo del teatro dei due secoli scorsi e del cinema muto hanno rappresentato (e rappresentano tutt’ora) qualcosa di straordinariamente affascinante e misterioso. Entità artistiche capaci di fare la storia della cultura del nostro paese e di gettare le basi per un’evoluzione artistico-culturale di rilievo unico. Tra la grande interprete Adelaide Ristori (nata a Cividale del Friuli nel 1822 e deceduta a Roma nel 1906) e la “divina” Eleonora Duse (nata a Vigevano nel 1858 e mancata negli Stati Uniti nel 1924), ci fu un’attrice piemontese, che da più parti viene considerata la prima “diva” (nel senso moderno del termine) che la nostra nazione abbia conosciuto. Questo primato solitamente viene attribuito alla Duse, ma la Marini, essendo stata di sedici anni più giovane di colei che rapì il cuore a D’Annunzio, arrivò al successo pieno ben prima.   
Virginia Marini nacque ad Alessandria il 19 novembre del 1842: accanto alla finestra dove trascorse i suoi primi anni di vita, fu posta una targa su cui vi è scritto: «questa casa vide nascere VirginiaMarini, cui l'arte drammatica arrise nello splendore massimo, imperitura nei secoli».
Fu maestra di giovani artisti e artiste che divennero miti nell'ambito del cinema muto. Non solo rappresenta una figura esemplare nella recitazione, ma la sua carriera, il suo carattere ed il suo carisma, hanno fatto sì che diventasse un'icona del successo femminile in ambito artistico-culturale.  Non a caso la Marini nelle interpretazioni aveva sempre una propria vena esclusiva, mai scontata. 
Fu una grande attrice drammatica, il suo successo bruciò le tappe con velocità vertiginosa; a 16 anni debuttò con un ruolo secondario di “servitrice” con la compagnia Monti-Preda. A 23 diventa primattrice, denotando bravura anche in ruoli brillanti. Ma la carriera di VirginiaMarini, seppur indirettamente, si intreccia anche con quella della rivale Eleonora Duse, considerando che nel 1914 da Parigi Gabriele D'Annunzio le scrisse chiedendole di interpretare una parte nella “Madre dolorosa” in una sua opera. 
Fin da piccina l’attrice alessandrina entra ne mondo del teatro: si racconta che il papà, Carlo Visino, frequentava da amatore  un teatro di Alessandria, con umili mansioni ma con la voglia di conoscere ed imparare l’affascinante mondo dietro le quinte.  La madre, Teresa Cornaglia, giungeva dalla Fraschetta e faceva la cucitrice. E’ facile intuire che l’abbinamento tra arte e vestiti di scena erano già una peculiarità della famiglia. 
Quando Virginia (nata, quindi, Visino) aveva 15 anni, in città giunse la compagnia d'arte drammatica guidata da Fanny Sadowsky (attrice di origine polacca) e da Giuseppe Astolfi: in questo gruppo lavorava Giovanni Battista Marini, allora «attore generico dignitoso», che incontrò Virginia in uno degli spettacoli tenuti nella città di Gagliaudo; se ne innamorò e la sposò, facendola entrare nel mondo del palcoscenico. Tra l'altro Giovanni Battista poco dopo fondò una propria compagnia. Virginia acquisì il cognome del marito, Marini  appunto, e ben presto dimostrò passione e talento per la recitazione.
La Marini fu Mirandolina, Messalina e interpretò tutti i personaggi femminili più carismatici e “mitici” del teatro, da quelli di Goldoni a quelli di Dumas, da Henric Ibsen a Eugene Scribes e Giacosa.  Dalle critiche del tempo la sua veniva descritta come una voce calda, morbida e profonda e la sua bellezza enfatizzava le sue doti. 
L'ammirazione dei suoi tantissimi estimatori spesso sfociò nella passione smisurata, nel fanatismo: a trent’anni un suo spettacolo conquista Venezia, dove fu festeggiata con serenate musicali e fuochi d'artificio. Per oltre venticinque anni la Marini fu leader incontrastata della prosa italiana avendo dalla propria bellezza, grazia ed eleganza, tanto da diventare indubbiamente la più acclamata di allora. Il critico Francesco Giarelli definiva la sua voce e la sua recitazione «un flauto nella selva, un profumo di gelsomino». Le doti della nostra attrice erano racchiuse nella sua grande versatilità: passava dal genere comico al drammatico e alle tragedie, con una spontaneità unica. 
Nel 1894 Virginia Marini lascia le scene per dirigere la Scuola di recitazione dell'Accademia di Santa Cecilia a Roma. Tra le sue allieve citiamo Elena Sangro, che divenne famosa come primattrice interpretando opere ispirate dai drammaturghi Sem Benelli e Victorien Sardou. Allievo della Marini fu anche Sergio Tofano, attore un po' buffone e un po' impegnato, dall'ironia pungente, diventato famoso anche per le sue doti di disegnatore: Tofano infatti è il “padre” del Signor Bonaventura, personaggio dei fumetti nato nel 1917 sul Corriere dei Piccoli. 
Il fatto di aver insegnato recitazione alle personalità artistiche più diverse, dimostra quanto l’attrice alessandrina, anche come “maestra”, sapeva formare aspiranti attori e attrici dalle caratteristiche più eterogenee. 
Virginia Marini morì a Roma il 13 marzo 1918, all'età di 76 anni. Si racconta che fino al giorno prima della morte fosse nelle aule della scuola che guidava, ad insegnare ai giovani e alle giovani attrici.