lunedì 4 ottobre 2010

Intervista a Kim Rossi Stuart ( a cura di Radiocinema.it )

Vallanzasca, gli angeli del male
di Giovanna Barecca - Radiocinema.it

Fuori concorso alla 67esima Mostra del cinema di Venezia, Vallanzasca, gli angeli del male di Michele Placido è tratto dall’autobiografia I fiori del male, scritta da Renè con Carlo Bonini. Vallanzasca Costantini, fu autore nella Milano degli anni Settanta di sequestri, rapine, omicidi efferati, fughe che videro, soprattutto grazie alla stampa (nel film anche la sua famosa intervista a Radio Popolare), anno dopo anno, crescere la sua fama. Le donne, a migliaia, mandavano lettere al detenuto Vallanzasca e molti piccoli delinquenti locali cercarono di emulare le sue imprese.
A Michele Placido, ex poliziotto - per questo troviamo fuori luogo le polemiche di chi pensa che l’autore pugliese abbia voluto glorificare la figura di un omicida che deve ancora scontare 260 anni di reclusione - interessava entrare nella mente di un criminale per capire, con un approccio asettico, che cosa si prova a stare in bilico fra la normalità e la devianza, a trovarsi al bivio tra il bene e il male e a scegliere deliberatamente il male. Cinema di genere e cinema civile si fondono nel film prodotto dalla Twentieth Century Fox che si avvale di interpretazioni di grande rilievo: accanto a Kim Rossi Stuart nel ruolo di Vallanzasca, Filippo Timi è un moderno Iago che negli scambi fisici con Stuart regala momenti intensi al film. Con loro, Francesco Scianna che interpreta Turatello, detto “Faccia d’angelo”, Paz Vega, Moritz Bleibtreu e Valeria Solarino nel ruolo di Consuelo, l’unica donna amata da Vallanzasca. La colonna sonora originale del film, ben riuscita, è interamente curata dai Negroamaro.
La pellicola sfrutta bene i campi medi presenti, eccede nei primi piani e fallisce completamente nel racconto in campi lunghi (troppo pochi), intesi come totali di una storia che coinvolge nel profondo una Milano protagonista invisibile. Sui giornali Vallanzasca era anche definito “il boss della Comasina” ma quella periferia, la sua voglia di rivalsa fatalmente distorta dal protagonista, non emerge mai.

Abbiamo intervistato Kim Rossi Stuart che Francesco Scianna ha definito “un attore con un’energia magica”.

Per la seconda volta ti cimenti con la scrittura. In collaborazione con gli altri sceneggiatori, Michele Placido, Andrea Purgatori, Angelo Pasquini, Andrea Lenza, Toni Trupia, Antonio Leotti che approccio hai usato?

K: In Anche libero va bene ero inquadrato per traferso, lo sguardo era quasi sempre sul bambino. Era una storia intima. Qui mi sono trovato a lavorare su commissione. Mi sono messo in gioco e ho cercato di far nascere prima il trattamento e poi la sceneggiatura, in base alle sensazioni e ai desideri del regista e della produzione. Mi sono dovuto calare nei panni dello scrittore e non ho avuto tempo di dedicarmi a me come attore. Il personaggio di Renè me lo sono cucito addosso dopo.

Quella di Vallanzasca è una psicologia complessa, camaleontica, ricca di mistero che nelle sue azioni segue “un’etica criminale”, delle regole: non si spara a sangue freddo, si uccide il traditore anche se ‘fratello’.

K: Quello della finzione filmica è il punto di vista di un criminale che non si preoccupa del dolore che può procurare. Noi quel dolore lo abbiamo indagato per la prima volta in maniera completa. Non lo giustifichi ma ne rimani affascinato: cosi accadde davvero a tante donne e uomini in quegli anni.

Come hai lavorato sull’escalation della violenza che riguarda il tuo personaggio?

K: La crudezza e gli aspetti violenti di Renato sono stati fin dall’inizio gli elementi fondamentali da raccontare. Lo abbiamo tenuto presente in fase di scrittura e lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle in fase di ripresa. Personalmente, quando affronto un personaggio, credo sia giusto metterlo sulla graticola e far emergere il bene e il male che lo caratterizzano.

Per ascoltare le interviste al cast completo di Vallanzasca, gli angeli del male vi rimandiamo al sito webwww.radiocinema.it