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martedì 1 febbraio 2011

Disabilità: la difesa di un diritto di Alessandra Mura

Disabilità: la difesa di un diritto
I tagli ai fondi per il biennio 2011/2012, una manovra che non piace a molti.
di Alessandra Mura

La Sardegna scende in campo per difendere i piani personalizzati di assistenza
In esclusiva Slide l’intervista al Consigliere Regionale del Pd in Sardegna Mario Bruno

Partiamo dai tagli che il Governo ha previsto nel dl 78 nei confronti delle persone con disabilità. Questo passaggio è molto importante per capire la reazione che ha avuto il paese ad una manovra anticrisi giudicata dagli enti in questione inadeguata, poichè ha tagliato le gambe a tutti quei progetti di assistenza e di accompagnamento che dopo diversi anni sono riusciti a garantire una vivibilità dignitosa ai disabili che usufruivano del servizio sanitario.
Parliamo dei piani personalizzati e dei diritti che queste persone possiedono grazie agli interventi sinergici di Asl, Comuni, Associazioni e famiglie, supportati dalla legge 162 e assistiti in un progetto di recupero. Per capirci, Nel maggio 1998 il Parlamento ha approvato tale legge, che modifica e aggiorna alcune parti della legge 104 del 1992, la cosiddetta "legge quadro" sull'handicap, dove si parla di “vita indipendente”. E' la prima volta che in una legge nazionale italiana, si parla in questi termini della disabilità, e lo si fa legando tale nozione al concetto chiave per una reale Vita Indipendente delle persone con handicap, cioè l'assistenza personale pagata con fondi gestiti dallo stesso soggetto disabile che utilizza questo servizio.
“L’emendamento del governo che restringe i criteri per la concessione dell’indennità di accompagnamento, se da una parte vuole smascherare i falsi invalidi, dall’altra, ha colpito i veri invalidi”, ha dichiarato Marco Espa, Vicepresidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale della Sardegna. C’era anche lui alla manifestazione del 7 Luglio a Roma, insieme al consigliere regionale del pd Mario Bruno, a contestare il provvedimento mettendo in risalto le conseguenze negative di tale manovra.
La manifestazione che è stata indetta dalla FAND e dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) esprime la sua decisa preoccupazione rispetto all’eventualità di tagli nei confronti di quella che, tuttora, rappresenta l’unica forma certa di sistema assistenziale in Italia.  "In un quadro nazionale dove l’assenza di servizi è un dato oggettivo” , ha affermato Pietro Barbieri, presidente della Fish, che continua ” i circa 470 euro mensili dell’indennità di accompagnamento, sono la sola assistenza su cui può contare una persona con disabilità. Questi fondi, in molti casi, coprono parte di un bisogno assistenziale che può richiedere, per una adeguata presa in carico, fino due o tremila euro al mese. Di conseguenza sono le famiglie, già oggi, a farsi carico dell’assistenza. Sottrarre reddito in questo ambito, significherebbe non riconoscere come ci sia un bisogno assistenziale in Italia”.
I dati, che grande risalto hanno avuto nelle ultime ore, testimoniano un significativo aumento di persone che beneficiano di questo contributo; minore attenzione è stata prestata all’evidenza che ciò sia dovuto soprattutto al progressivo invecchiamento della popolazione. Nel caso di persone con disabilità dalla nascita, o che hanno riportato una disabilità in età scolastica o lavorativa, è bene ribadire come l’indennità di accompagnamento rappresenti uno strumento minimo per l’inclusione sociale. Senza di questa, moltissime persone sarebbero a serio rischio di segregazione, in casa, o in istituto.
L'innalzamento all'85% della soglia per l'invalidità introdotto dalla manovra anticrisi del Governo, finisce alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei Conti.
Il Codacons aveva persino presentato un esposto alla magistratura, denunciando le gravissime conseguenze che il taglio comporterà per i disabili e per le loro famiglie. Non si vede in che misura tale riforma possa combattere il fenomeno dei finti invalidi,si evince dall’esposto, se non in danno di quanti disabili davvero necessitano di una, seppur minima, somma di Stato, considerato che l'importo medio dell'assegno di invalidità è di 256,67 euro mensili. Bassissimo se raffrontato ai costi, anche economici, di chi versa in una tale condizione. Si stima che il costo per l'assistenza di un disabile grave non autosufficiente si attesti su una media mensile di 2.500 euro a carico della persona o della famiglia. In queste situazioni anche l'indennità di accompagnamento rappresenta un sostegno, tutt'altro che sufficiente a compensare un carico assistenziale che rimane in larga misura sulle spalle del cittadino e della sua famiglia. Verranno sicuramente colpiti tutti quei disabili che attualmente possiedono meno tutele e garanzie: ovvero persone escluse dal mondo del lavoro e comunque con un reddito personale bassissimo, già sottoposte a requisiti molto stringenti, oltre all'obbligo della dichiarazione annuale di iscrizione alle liste di collocamento'.
Per tali motivi il Codacons aveva presentato un esposto alla Procura di Roma, chiedendo di indagare in capo ai firmatari del relativo decreto legge, alla luce delle possibili fattispecie penalmente rilevanti, quali abbandono di persona incapace, omissione di atti dovuti, concorso in lesioni gravi (in relazione al peggioramento delle condizioni di salute di chi non potrà più avvalersi del sostegno) e sequestro di persona (in relazione ai soggetti con gravi problemi di deambulazione che non potranno più contare sull'assistenza per i propri spostamenti).

scheda 1
PARLANDO CON MARIO BRUNO, CONSIGLIERE REGIONALE DEL PD IN SARDEGNA.
A partire dal 2000 in Sardegna è partita la sperimentazione della legge sui piani personalizzati del servizio sanitario. Nell’isola c’era una legge quadro dell’88 , una legge innovativa per quegli anni rispetto alle altre regioni , che poi venne superata da una seconda legge quadro nel 2000, adeguata poi nel 2005 con la legge 23, riguardante i servizi integrati alla persona.
Mentre fino agli anni 90 c’era un a tendenza alla istituzionalizzazione delle persone con handicap grave, a un certo punto si è cercato di trovare soluzioni concrete per aiutare le famiglie che decidono di mantenere nella propria abitazione i propri cari affetti da disabilità. Per ogni persona bisogna realizzare un progetto: personalizzazione del servizio e poi cooprogettazione: significa che chi si prende l’incarico di seguire il progetto personalizzato non è solo l’Azienda sanitaria o il comune, ma si tratta di una coesione di forze e istituzioni che lavorano insieme alla famiglia dell’assistito per migliorarne le condizioni di vita.
Nel 2000 sono state presentate 353 domande in Sardegna ma sono stati finanziati solo 123 piani, per la somma di 1 milione e 3000 mila ero. Negli anni successivi c’è stato un aumento delle domande, un vero boom che nel 2006 e nel 2007, si traduce nel numero di 16 000. Nel 2009 sono state presentate 28 000 domande, tutte regolarmente certificate , tutelate dalla legge 162. Tra l’altro si segnala che la legge regionale è stata oggetto di menzione dall'Agenzia del Governo italiano per le Onlus che ha pubblicato un approfondito studio nella propria rivista “Aretè” classificandola come Prassi di Eccellenza nel 2009, mentre per l’Inclusione Sociale 2003-2005, a cura del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il “modello sardo” è stato indicato tra le 5 Buone Prassi selezionate in tutta Italia. Identico apprezzamento ha ricevuto a Berlino nel giugno 2007, in occasione della 15° Conferenza Europea dei Servizi Sociali , organizzata dall’European Social Network in cooperazione con l’Ue”.

“Fatto quasi unico in Italia- sottolinea il consigliere Regionale del Partito democratico in Sardegna Mario Bruno -perché forse più delle altre regioni abbiamo lanciato la personalizzazione del servizio”. Intanto c’è una diminuzione delle persone che sono costrette a dimorare negli istituti e di conseguenza, maggiore è il numero di persone che sono seguite a casa. “Se traduciamo questo discorso in termini economici -evidenzia il consigliere Bruno- lo stato spende da 4 a 10 volte meno rispetto al precedente impegno di spesa”.
Nel 2010 non si sa ancora quante domande saranno presentate visto che la scadenza per la presentazione è fissata al 15 dicembre. “La giunta regionale però ha adottato criteri molto restrittivi in merito alla variazione della legge che prevede i tagli del finanziamento”- sostiene Bruno. Ad essere penalizzati sono coloro che hanno un alto grado di disabilità e ai quali viene inspiegabilmente applicata una riduzione di punteggio. Lo stanziamento per la legge 162 nel 2009 è stato di 116 milioni di euro, mentre nel 2010 è passato a 91 milioni, senza sapere quanti piani saranno finanziati, considerato che le domande devono essere ancora catalogate. Facendo una simulazione sugli effetti delle nuove regole approvate dalla giunta basata sui parametri adottati e sui piani finanziati lo scorso anno, più di 24000 persone con disabilità grave avranno un taglio del proprio piano personalizzato fino al 93%, 10 mila euro in meno per valore assoluto; 2.276 piani resteranno invariati, 1435 avranno un aumento del finanziamento. Tradotto, Nella fascia tra gli 80 e i 90 punti, quella di persone con alta gravità , il taglio economico è pari a 1500 euro a persona. Senza considerare tra le tante criticità che i permessi di lavoro in base alla legge 104 che spettano ai familiari di pazienti con disabilità, vengono considerati un servizio e non un diritto riconosciuto.
Il 5 novembre del 2010 la mozione del centro sinistra e Udc in merito al ripristino di parte dei fondi utili ai piani personalizzati arriva in aula in consiglio regionale sardo, dove all’unanimità, viene approvata con grande soddisfazione delle due fazioni. I fondi in questo caso verranno recuperati dalle casse dei comuni che si sono ritrovati dei fondi inutilizzati e che saranno destinati tramite finanziaria o legge ad hoc.
Per quanto riguarda il problema dei falsi invalidi, il consigliere Bruno sostiene che bisognerebbe aumentare l’efficienza del controllo, in modo da evitare lo spreco di danari.
“Lo star bene insieme” era il nome del piano sociale del 2005. “Ma lo scopo è proprio questo- sottolinea ancora Mario Bruno- Star bene e far star bene anche chi per svariati motivi non può farcela da solo”.
Tentare di migliore la condizioni di vita delle persone è un compito che abbiamo tutti, a partire dalle istituzioni. Se ci rendiamo conto che l’applicazione della legge porta continuamente eccellenti risultati bisogna fare di tutto per mantenerla e applicarla negli anni. Il disabile non deve essere considerato una categoria ma una risorsa umana, che ha bisogno, come tutti di sostegno, e che ,ha come tutti, una dignità che va rispettata.